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Sembrerebbe superfluo ritornare sul tema dell’accordo Farmindustria Poste Italiane, annunciato nei giorni
scorsi e dibattuto da tutti i protagonisti, ma tale accordo apre a considerazioni ben più ampie da cui i giovani
farmacisti non possono tenersi al di fuori.
Il sistema è continuamente e fortemente attaccato anche per motivi propagandistici, ma non si può negare
che i cambiamenti della società debbano essere presi in considerazione seriamente e, a fronte di questi, i
farmacisti abbiano l’obbligo di sapersi proporre con idee veramente innovative.
Riteniamo, volendo entrare nello specifico con un esempio, che la farmacia, in quanto parte integrante del
Sistema Sanitario vada difesa da questi attacchi, ma allo stesso tempo, molte storture arcaiche del sistema,
come i concorsi, circa duemila sedi vacanti (!), bloccati per inspiegabili motivi, vengano superate con l’aiuto
del legislatore.
Legislatore che farebbe peró un grave errore nel considerare il campo del farmaco e della sua distribuzione in
modo superficiale classificandolo fra i “mercati”, mentre in realtà rientra nel contesto dei servizi alla salute
per la popolazione.
I giovani farmacisti confidano nelle capacita della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani e di
Federfarma, affinché questi radicali cambiamenti vengano da loro proposti prima che altri, forse addirittura
inconsapevoli dei possibili danni che creerebbero, li impongano senza interpellare nessuno.
È altresì ovvio che, parlando di futuro, i giovani desiderino esprimere le loro opinioni.

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La scorsa settimana in un trasmissione televisiva l’on. Bersani se ne usciva così: “’fate una normetta che,

invece di cancellare la mia, lasci vendere i farmaci che non sono sotto prescrizione medica ai giovani
farmacisti.” Ora, da giovane farmacista, 31 anni e diversi anni di esperienza, delle considerazioni escono
spontanee.

E’ indubbio che le norme che regolamentano la farmacia ed in generale la vendita dei farmaci siano rigide,
datate, e appaiano molte volte anche agli addetti ai lavori dei retaggi che si potrebbe tranquillamente definire
medioevali. Si vuole procedere quindi verso la strada della liberalizzazione, parola tanto cara a un paese
quale l’Italia stretto tra mille corporazioni? Bene, da farmacista non proprietario di una farmacia sarei il primo
se potesse, domattina ad aprirne una. Ma adesso vorrei spiegare perché quello che ha e aveva in mente
Bersani, va nella direzione esattamente opposta.

Al tempo del cosiddetto decreto Bersani l’idea era quella di far sì che i medicinali, all’inizio tutti, poi solo
quelli senza obbligo di prescrizione (meglio conosciuti come medicinali da banco), potessero essere venduti
anche al di fuori della sola farmacia, in nome del libero mercato e per abbattere quello che viene e veniva
visto esclusivamente come un privilegio della farmacie.

Questo secondo molti avrebbe permesso uno snellimento del sistema che avrebbe avvantaggiato sia i
giovani farmacisti in cerca di lavoro, sia i consumatori.

Premesso che, specialmente in provincia di Trento , la disoccupazione per i farmacisti è praticamente
nulla, e anche a livello nazionale non è sicuramente un dato preoccupante, a distanza di qualche anno
la situazione che si è delineata è questa: la maggior parte delle parafarmacie è in mano alla grande
distribuzione (Coop e Auchan in testa), quelle invece aperte dal singolo e quindi con meno possibilità
economiche e organizzative, dopo un boom iniziale sono quantomeno al Nordest calate e di fatto sono
poche quelle che si sono consolidate.

Quale sarebbe lo scenario se il passo successivo fosse di deregolamentare tout court il sistema? Si
andrebbe probabilmente incontro ad un sistema anglosassone di drugstore, dove chi è maggiormente
organizzato con le risorse necessarie andrebbe avanti, ovvero grandi catene gestite dalla grande
distribuzione: lei può capire, come per un giovane farmacista passare dal lavorare in un oligopolio di
farmacie, comunque di proprietà di farmacisti, ad un monopolio in mano semplicemente a grossi gruppi
commerciali, non sia certamente un salto di qualità. Certo, esisterebbe comunque la libertà di iniziativa,
ma in un contesto basato esclusivamente sulle leggi di mercato si verificherebbe quello che sta accadendo
per i piccoli negozi alimentari: pochi e specializzati in realtà urbane, specie da proteggere in periferia.
E se per una volta si prendesse coscienza che il mercato dei medicinali è legato alla salute e quindi più
delicato di una qualsiasi altra realtà commerciale non sarebbe la soluzione migliore. Ad oggi, con un sistema
perfettibile, comunque la capillarità del servizio delle farmacie è garantito, e si accede agli stessi servizi con
le stesse garanzie a Trento come negli ultimi paesi delle valli.

Quale dunque la soluzione? Sicuramente non quella di cui Bersani si fa promotore, dove in nome di una
presunta liberalizzazione si vuole buttar via il neonato con l’acqua sporca. Si prenda per una volta in
mano tutto il sistema, ovvero con una riforma organica e non con norme estemporanee che più che altro
generano facili entusiasmi e consensi, e che non risolvono certamente i problemi alla base. In Germania per
esempio ci si è già arrivati, con un sistema che permette ai farmacisti di aggregarsi e aprire la loro attività,
e con norme chiare che fanno sì che il sistema sia effettivamente capillare, di qualità, e slegato sia da un
irrigidimento corporativo sia dalla mera logica del mercato.

Sicuramente non sarà qualcosa che realisticamente si può creare dall’oggi al domani, ma già la cosiddetta
farmacia dei servizi è sicuramente un primo passo tentato verso una vera sfida riformatrice.

E a proposito di mercato: da quando ai tempi del decreto Bersani sembrava che l’unico problema fosse il
prezzo dei medicinali e il farmacista che non consigliava abbastanza il corrispondente medicinale generico

(termine improprio, ma ormai entrato nel lessico comune), tant’è vero che un suo giornalista fece una vera e
propria inchiesta, ha fatto caso alla situazione attuale?

Le statistiche dicono che effettivamente c’è stata una diminuzione media del prezzo dei farmaci da banco
più utilizzati, ma da addetto ai lavori, e fa specie anche a me notarlo, la gente tende per la maggior parte
(per abitudine, convinzione, idiosincrasia: ci sarebbe da fare un lungo discorso a parte) a preferire i nomi e
le marche più conosciute e le assicuro paradossalmente oggi spesso il farmacista viene visto con sospetto a
consigliare il generico, quasi volesse, proponendo un’alternativa, speculare sulla salute del consumatore.

Questo esemplifica quello affermato prima, ovvero che molte considerazioni sul mondo farmacia vengono
fatte sull’onda emotiva del momento, senza mai andare oltre la superficie del problema: un peccato, quando
il contesto in cui si opera è quello delicato della salute.

Davide Cappelletti
Farmacista in Arco

I giovani farmacisti esprimono “piena condivisione” alle parole con cui il presidente Andrea Mandelli, ha commentato quanto dichiarato dal segretario PD, Pierluigi Bersani, nel corso di una recente trasmissione televisiva, in merito al valore delle liberalizzazioni avviate nell’area del farmaco.

03 FEB – “Il servizio farmaceutico è un servizio che deve essere slegato dal mercato, termine questo assolutamente fuori luogo quando si parla di salute pubblica. Tale servizio, di fronte alle pure leggi del mercato, perderebbe, senza possibilità di recupero, la sua essenza che è una delle punte di eccellenza del nostro Servizio Sanitario che, a sua volta, è uno dei migliori al mondo”. Ad affermarlo è il presidente della Fenagifar, Paolo Corte, in un comunicato in cui si esprime il pieno appoggio dei giovani farmacisti alle parole con cui presidente della Fofi, Andrea Mandelli, ha replicato a quanto dichiarato dal segretario PD, Pierluigi Bersani, nel corso della trasmissione Ballarò, in merito al valore delle liberalizzazioni avviate nell’area del farmaco.

“Riteniamo opportuno aggiungere – continua la nota – che i giovani farmacisti chiedono ormai da diversi anni che i concorsi di sedi farmaceutiche vacanti vengano sbloccati su tutto il territorio nazionale e si svolgano in tempi brevi, senza impedimenti burocratici e soprattutto che i titoli non influenzino in modo determinante i punteggi finali: crediamo infatti che i meriti possano essere ampiamente dimostrati in sede di concorso”.

farmacistaonline 03 febbraio 2011

“Nel tracciare un sintetico bilancio dell’anno che ci siamo lasciati alle spalle, non posso non sottolineare le preoccupazioni destate dalla manovra correttiva dei conti dello Stato licenziata la scorsa estate. Soprattutto in termini di occupazione e dei primi segnali di un “rallentamento” nella ricerca di farmacisti. Negli anni passati il giovane laureato trovava rapidamente lavoro, al punto che le farmacie avevano anche una certa difficoltà a trovare personale. Lo scorso anno, invece, anche se in minima misura, questi tempi si sono allungati. Non possiamo certo parlare di una reale diminuzione dell’occupazione ma ritengo necessario tener debito conto di questi segnali. Non si può dimenticare che la crisi economica pesa sull’intera economia del Paese e che ora, per i giovani farmacisti si registra un’effettiva flessione dei tempi per trovare impiego e, soprattutto, un impiego a tempo indeterminato”.

In questo senso la farmacia dei servizi potrebbe rappresentare uno “spiraglio”di speranza?

Certo il 2010 ha aperto lo spiraglio dei nuovi servizi che dovrebbero avere risultati positivi sia sull’occupazione sia sulla professionalità del farmacista che sarà chiamato ad acquisire anche nuove competenze. In questo senso contiamo sulla sensibilità del mondo della formazione verso queste nuove necessità e verso un futuro della nostra professione che è ormai dietro l’angolo.

Tra le novità proposte dallo scorso anno non va dimenticato il riconoscimento da parte delle istituzioni, in ambito ospedaliero, della figura del farmacista di reparto per la quale sono stati avviati programmi sperimentali ancora in corso di svolgimento. Mi auguro che questa figura estremamente importante nel sistema, non sia utilizzata solo per ottenere facili risparmi: risparmi ben più sostanziosi – e ci sono numerosi studi a confermarlo – possono derivare da un utilizzo adeguato della professionalità del farmacista ospedaliero a fianco del medico e come figura centrale nel sistema di governo clinico dell’assistenza.

Lo scorso anno, infine, tengo a sottolineare il particolare impegno profuso dalla Fenagifar nell’area dell’informazione, sia per mantenere in vita – con difficoltà di non poco conto – la nostra rivista ufficiale, sia rafforzando il sito internet, sia, ancora, allargando l’attività federale all’area dei social network, grazie soprattutto all’impegno dei nostri associati più giovani.

Cosa propone l’anno a venire?

Ritengo che uno dei punti cruciali del 2010 sarà quello della revisione della remunerazione della farmacia. È un argomento ancora tutto da valutare: il progetto in sé è buono ma occorre vedere cosa verrà proposto al momento in cui il tavolo ministeriale verrà finalmente attivato.

Per quanto riguarda da vicino la Fenagifar voglio invece ricordare l’appuntamento di Genova del 26 e 27 marzo. Sono quelle le date del nostro congresso nazionale dedicato questa volta al tema della prevenzione e dell’ambiente. Ma anche delle iniziative che è possibile intraprendere in tal senso, in accordo e in collaborazione con le istituzioni nazionali.

da il Farmacistaonline del 26 gennaio 2011

Nuove prospettive di lavoro per i laureati in farmacia e in Ctf. Così almeno prevede la proposta di legge 3899, primo firmatarioGiuseppe Ruvolo del gruppo Misto-Noi Sud Libertà e Autonomia, assegnato il 21 dicembre alla commissione Affari Sociali della Camera. Il testo, in sostanza, consente l’esercizio della professione nei laboratori privati di analisi chimiche, nei servizi per le tossicodipendenze, negli Istituti penitenziari con più di duecento persone tra addetti e reclusi, nelle case di cura private con almeno cento posti letto, sulle navi da crociera e nei treni a lunga percorrenza. Inoltre il disegno di legge prevede l’accesso dei laureati in farmacia e Ctf all’insegnamento nelle scuole secondarie di primo grado. Commenti positivi al ddl arrivano dal presidente di Fenagifar. «Sono anni che aspettiamo una proposta del genere» spiegaPaolo Corte (nella foto) «abbiamo accolto con entusiasmo l’iniziativa di agevolare l’esercizio della professione e riteniamo importante la presenza del farmacista ovunque si dispensi un farmaco» continua Corte «è una soluzione perfetta per ottimizzare le risorse umane nel mondo della farmacia e inoltre pone l’accento sulla professionalità di tutta la categoria».
da Farmacista 33

La posizione della Federazione Nazionale Associazioni Giovani Farmacisti – si legge in un comunicato diffuso ieri – in merito rimane quella di sempre: no a sanatorie, ma concorsi con punteggi maggiorati per i titolari di parafarmacia singola, farmacisti, purché non legati a farmacie e/o titolari di farmacia. Una sanatoria premierebbe – recita ancora il comunicato – chi ha cercato una scorciatoia arrecando grave danno al sistema della pianta organica, unica vera garanzia per una copertura capillare del territorio da parte delle farmacie, oltre a deprimere tutti quei professionisti che con enorme impegno hanno acquistato una farmacia o hanno concorso e concorreranno in buona fede a dei concorsi”. La Fenagifar insiste sull’importanza di indire subito i concorsi ove necessari e previsti senza ulteriori ritardi. “Il vecchio sistema italiano – conclude il testo – di rimandare le cose o di metterle a posto con una sanatoria o con un condono è lontano da un stato di diritto e civiltà quale il nostro debba essere e che i cittadini invece desiderano

… finalmente pubblicato il nuovo sito Fenagifar.
Abbiamo voluto dare aria nuova al nostro sito rinnovando la grafica e l’acessibilità.
Attualmente lo stiamo aggiornando nei contenuti , per tale motivo vi chiediamo di avere pazienza se non doveste trovare qualche articolo o notizia.
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